Lululemon a 160$: Elliott, Burry, e la trimestrale del 17 marzo che può cambiare tutto
Lululemon ha perso quasi il 67% dai massimi, ma Elliott ha costruito una posizione da 1 miliardo e Burry è entrato con 100.000 azioni. Con la trimestrale del 17 marzo tra quattro giorni, questo è uno dei setup più sfaccettati del momento.
Mi hai chiesto di andare a fondo su Lululemon, titolo con fondamentali ottimi, poco debito, brand recognition forte e un’espansione internazionale in corso — ma con problemi su alcune linee di prodotto, impatto dei dazi e mercato USA non così forte come un tempo. Hai notato che diversi grossi investitori hanno preso posizione, tra cui Michael Burry, e vuoi capire cosa aspettarsi dalla trimestrale imminente. La trimestrale è tra 4 giorni, il 17 marzo 2026.
Il crollo: da $490 a ~$160 — cosa è successo davvero
Lululemon ha perso quasi la metà del suo valore dai massimi del 2023, scendendo da 490 a circa 160 dollari, mentre il mercato ripricezza la partenza del CEO, il calo delle vendite nelle Americhe e i dazi. Non è stato un crollo improvviso ma un’erosione sistematica su tre livelli distinti.
I problemi — strato per strato
1. Il mercato USA — il cuore del problema
Le vendite comparabili nelle Americhe sono scese del 5% nel terzo trimestre, e i profitti complessivi sono in declino. Il ritorno alla crescita sostenibile negli USA nel 2026 non è garantito.
Ma qual è la causa strutturale? Il fondatore Chip Wilson ha detto pubblicamente che la società si è allontanata dall’innovazione e dai clienti “performance core” inseguendo la Wall Street a breve termine. In pratica: Lululemon ha cercato di espandere la sua base di clienti verso fasce più basse di prezzo e verso categorie meno tecniche (come scarpe e accessori), diluendo il brand premium agli occhi dei clienti originali — le “super girl” che pagavano 120€ per un leggings perché era genuinamente superiore.
Inoltre un’indagine annuale di UBS sulla moda sportiva avverte che i trend USA probabilmente “restano difficili” e che la crescita nelle Americhe potrebbe non tornare positiva in modo sostenibile nel 2026.
2. I dazi — il colpo diretto ai margini
Questo è il problema più quantificabile. Lululemon ha avvertito che i dazi USA su Vietnam e Cina, insieme alla rimozione della regola de minimis, colpiranno il gross profit di 240 milioni nel 2025 con impatti che potrebbero raggiungere 320 milioni nel 2026.
In precedenza, Lululemon importava prodotti finiti in Canada duty-free tramite USMCA e poi spediva molti ordini e-commerce USA come pacchi sotto gli 800 dollari, sfruttando l’esenzione de minimis. A luglio 2025 gli USA hanno chiuso questa strada imponendo dazi del 16-25% su quelle importazioni. Era essenzialmente un’ottimizzazione fiscale legale che proteggeva i margini — ora è finita.
3. La pressione competitiva — più reale di quanto sembri
Lululemon affronta maggiori livelli di concorrenza e domanda ridotta per i suoi prodotti athleisure. I competitor concreti sono diversi: Alo Yoga e Vuori nel premium, Gymshark e Fabletics nel mid-range, Nike e Adidas che hanno alzato il livello tecnico nei propri leggings. La “categoria athleisure” che Lululemon ha sostanzialmente inventato è ora affollata.
I punti di forza — quello che il mercato sta ignorando
La storia internazionale è straordinaria e completamente sottoprezzata
I segmenti internazionali hanno fatto crescere i ricavi del 20-46% nell’ultimo trimestre, rappresentando ora il 35% delle vendite, con margini di segmento del 23-37%.
La Cina è proiettata a crescere al 20-25% o superiore, mentre l’Europa continua la sua espansione. E il 2026 vede un’accelerazione record: Lululemon ha annunciato piani per entrare in sei nuovi mercati nel 2026, il numero record di ingressi in un singolo anno, usando un modello franchise.
Il bilancio è una fortezza
Il bilancio è solidissimo: 1 miliardo di cash, zero debito, autorizzazione buyback da 1,6 miliardi, con economics da LBO che forniscono protezione al ribasso e un floor di valutazione credibile.
I margini restano eccezionali
Anche dopo la compressione da dazi e sconti, Lululemon mantiene gross margin intorno al 55-56% — un livello che Nike e Adidas si sognano. È la prova che il brand premium regge strutturalmente.
Michael Burry: cosa ha fatto esattamente
Ecco la risposta precisa alla tua domanda. La storia Burry/LULU ha avuto più fasi:
Burry ha iniziato con una posizione in call options da 400.000 contratti su LULU — una scommessa leveraged rialzista — poi ha convertito quella posizione in azioni fisiche.
Tramite Scion Asset Management, Burry ha iniziato ad accumulare LULU nel Q2 2025, raddoppiando poi la posizione a 100.000 azioni nel Q3. La sua tesi era che Lululemon rappresentasse un’opportunità di “window dressing”: un brand fondamentalmente forte che veniva svenduto dai fund manager desiderosi di nascondere i perdenti dai report di fine anno.
Burry ha definito LULU “at minimum” un hold per i prossimi tre-cinque anni. Ha poi commentato su social media l’ingresso di Elliott Management con le parole “Sounds familiar” — riconoscendo che anche lui aveva visto la stessa opportunità prima di Elliott.
Importante: Burry ha poi chiuso Scion Asset Management, liberandosi dalle regole SEC che impediscono ai fund manager di parlare delle loro posizioni. Questo significa che la posizione da 100.000 azioni del Q3 13F potrebbe essere stata mantenuta, aumentata o chiusa — non c’è più obbligo di dichiarazione pubblica. Il dato più recente disponibile è quello del Q3 2025.
Elliott Management — il vero game changer
Un investitore attivista (Elliott Investment Management) ha costruito una posizione stimata in oltre 1 miliardo di dollari ed è detto stia spingendo un candidato di alto profilo come CEO. Elliott non entra mai in un’azienda senza un piano preciso — la loro presenza è il segnale più bullish di tutti, perché hanno sia il peso finanziario che la credibilità per forzare cambiamenti reali.
La valutazione: a decade-low
Lululemon tratta a minimi decennali di 12x gli utili trailing, con il mercato che sconta eccessivamente la debolezza del segmento Americhe e sottovaluta la crescita internazionale robusta.
Mettendo tutto in prospettiva:
- EPS TTM: ~14,48 dollari
- P/E attuale: ~11-12x
- EPS consensus FY2025: ~12,92-13,02 dollari
- Zero debito, 1 miliardo cash
- Buyback 1,6 miliardi autorizzato
Per un brand globale premium con 35% di ricavi internazionali in forte crescita, queste valutazioni sono oggettivamente basse.
La trimestrale del 17 marzo — scenario rialzista o crollo finale?
Il consensus prevede ricavi di 3,58 miliardi per il Q4, con EPS di circa 4,79 dollari.
Scenario Zalando (rimbalzo esplosivo): Se la Cina batte il +25%, se le Americhe mostrano un qualsiasi segnale di stabilizzazione (anche solo -1% invece di -5%), e se vengono annunciati progressi concreti nella ricerca del nuovo CEO — potrebbe essere una trimestrale “kitchen sink” che libera tutta la pressione ribassista accumulata.
Scenario PayPal (bottom e lenta ripartenza): La trimestrale è nella norma, la guidance 2026 è conservativa ma non catastrofica, e il mercato inizia a guardare ai catalizzatori futuri (nuovo CEO, espansione internazionale). Rimbalzo moderato, poi recupero lento nei mesi successivi.
Scenario ribassista: Se le vendite USA peggiorano ulteriormente e la guidance 2026 EPS scende sotto i 12 dollari, potrebbe arrivare un altro -10/-15%. Ma con zero debito e buyback attivo, il rischio di crollo sistemico è limitato.
Sintesi finale
| Fattore | Lettura |
|---|---|
| USA vendite | Debole, -5% comp sales Q3 |
| Internazionale/Cina | ✅ Stellare, +20-46%, motore reale |
| Bilancio | ✅ Fortezza — zero debito, 1B cash |
| Dazi impatto | -320M nel 2026, già noto |
| Brand equity | ✅ Ancora solidissimo globalmente |
| CEO search | Incertezza tattica — ma Elliott aiuta |
| Burry posizione | ✅ 100K azioni al Q3, tesi value |
| Elliott stake $1B | ✅ Il segnale più bullish |
| Valutazione | ✅ 12x earnings — decade low |
| Trimestrale 17/3 | Evento binario — 4 giorni |
Lululemon è più simile alla storia di Zalando che a PayPal, ma su tempi più lunghi. Il brand è genuinamente forte, la storia internazionale è reale, il bilancio è eccellente. Il problema USA è reale ma già ampiamente prezzato. Elliott + Burry + valutazione decade-low = setup interessante. Il rischio principale non è il crollo ma il tempo: quanto ci vuole per trovare il nuovo CEO e quanto rapidamente quella persona riuscirà a raccontare una storia credibile di turnaround USA. Se la trimestrale del 17 marzo porta segnali anche solo marginalmente positivi sulle Americhe, il titolo potrebbe rimbalzare del 15-20% in un giorno.
I contenuti sono note personali e non costituiscono consulenza finanziaria.